Scienza del clima e collasso: avvertimenti perduti nel vento!

Tradotto da Massimo Brundisini eccovi l’ultimo articolo di Bendell:
Scienza del clima e collasso: avvertimenti perduti nel vento!
Nell’ultimo anno un numero sempre maggiore di scienziati ha parlato apertamente delle implicazioni per l’Umanità delle recenti osservazioni e ricerche sul clima. Hanno iniziato a mettere in guardia più chiaramente sul potenziale e persino sulla probabilità del collasso sociale a causa degli impatti diretti e indiretti dei pericolosi cambiamenti climatici. Questi avvertimenti si perdono nel vento dei vari cicli di notizie e vengono soffocati dagli scienziati che preferiscono valutazioni meno impegnative per l’Umanità e per le nostre élite. Pertanto, ecco alcune delle più recenti interpretazioni della scienza da parte di scienziati che non si tirano indietro.
Nel novembre 2019, sette importanti scienziati del clima, tra cui il professor Timothy Lenton dell’Università di Exeter e la professoressa Katherine Richardson dell’Università di Copenaghen, hanno pubblicato una revisione sulla rivista Nature(https://www.nature.com/articles/d41586-019-03595-0)e hanno dichiarato: Se si possono verificare dannosi sconvolgimenti a cascata e un punto di non ritorno globale non può essere escluso, allora questa è una minaccia esistenziale per la civiltà. Nel loro articolo hanno affermato che un collasso della società potrebbe essere inevitabile perché sono già stati attivati ​​9 dei 15 punti di non ritorno conosciuti sul clima globale che regolano lo stato del pianeta. Pertanto, alla fine del 2019, il professor Aled Jones, della Anglia Ruskin University e il professore emerito della National University australiana Will Steffen, hanno esposto in dettaglio le evidenze del perchéè tempo ormai di parlare di collasso a breve termine”(https://theconversation.com/our-climate-is-like-reckless-banking-before-the-crash-its-time-to-talk-about-near-term-collapse-128374)
Nel 2020 queste preoccupazioni si sono diffuse. Nel febbraio 2020 duecento scienziati, provenienti da organizzazioni come l’Università del Massachusetts, hanno avvertito che il “collasso sistemico globale” (https://www.sciencealert.com/hundreds-of-top-scientists-warn-combined-environmental-crises-will-cause-global-collapse) sta diventando probabile a causa del modo in cui i diversi fattori di stress climatico e ambientale possono interagire e amplificarsi a vicenda. Ha spiegato che la vera situazione non è stata compresa o comunicata abbastanza bene perché molti scienziati e politici sono integrati in istituzioni che sono abituate a pensare e ad agire su rischi isolati, uno alla volta“.
Quindi, nel maggio 2020, dodici scienziati del clima, lavorando con istituzioni come l’Università della California e l’Università di Exeter, hanno scritto quanto segue in una lettera pubblica al Guardian (https://www.theguardian.com/world/2020/may/10/after-coronavirus-focus-on-the-climate-emergency):
È ormai finito il tempo per prevenire i pericolosi cambiamenti climatici ora che i governi stanno pianificando il più economico e rapido ritorno al consumo che è incompatibile con il mantenimento dell’innalzamento della temperatura globale media al di sotto dei 2 ° C, figuriamoci a 1,5 ° C … È ora di riconoscere l’incapacità di rispondere ai cambiamenti climatici, identificarne le conseguenze e accettare il massiccio adattamento personale, locale, nazionale e globale che ci attende tutti “.
Un momento significativo è arrivato quando, nel giugno 2020, un giornalista di Voice of Action, ha contattato molti di questi scienziati per saperne di più. Il professor Steffen ha dichiarato ad Asher Moses (https://www.resilience.org/stories/2020-06-08/collapse-of-civilisation-is-the-most-likely-outcome-top-climate-scientists/) che “Il collasso è il risultato più probabile dell’attuale direzione degli eventi“. Questo perché Siamo già avanti nella traiettoria verso il collasso … Il tempo di intervento che ci rimane è, in molti casi, ridotto a livelli che sono inferiori al tempo necessario per passare a un sistema più sostenibile. Ha detto che il collasso apparirà come un “deterioramento generale di molte caratteristiche della vita, con collassi regionali che si verificano qua e là“. Il professor Hans Joachim Schellnhuber, ex componente principale dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), ha dichiarato a Voice of Action (https://www.resilience.org/stories/2020-06-08/collapse-of-civilisation-is-the-most-likely-outcome-top-climate-scientists/) “esiste un rischio molto grande che possiamo porre fine alla nostra civiltà. La specie umana sopravviverà in qualche modo, ma distruggeremo quasi tutto ciò che abbiamo costruito negli ultimi duemila anni. “
Il Dr. Graham Turner era stato in precedenza uno scienziato senior presso un’agenzia governativa federale australiana responsabile della ricerca scientifica (CSIRO). Ha detto ad Asher (https://www.resilience.org/stories/2020-06-08/collapse-of-civilisation-is-the-most-likely-outcome-top-climate-scientists/) che: “C’è una possibilità estremamente forte che già proprio ora possiamo trovarci nelle prime fasi di un collasso. Interessi acquisiti e politici corrotti, associati ad una popolazione felice di negare i problemi, stanno sopraffacendo quelli che stanno cercando di divulgare verità e fatti. ” Il dottor Anitra Nelson, uno dei principali colleghi dell’Università di Melbourne, ha convenuto con lui: “In realtà penso che siamo già nel collasso, ed è probabile che tutto peggiori e sempre più rapidamente andando avanti nel tempo“.
Alcuni scienziati usano Twitter per esprimere le loro verità nude e crude sulla scienza più recente. La dott.ssa Lisa Schipper è ricercatrice presso l’Università di Oxford e condirettore della rivista accademica Climate and Development (https://twitter.com/ClimDevJournal). Rispondendo all’articolo che avverte che “il collasso della civiltà è lo scenario più probabile”, ha commentato (https://twitter.com/schipper_lisa/status/1269996393898422274): “Purtroppo, penso che questo sia più vicino alla verità di quanto vorrei dire ad alta voce.” Quei fattori e filtri interni ed esterni che rendono particolarmente imbarazzante per alcuni scienziati dire la loro verità, sono qualcosa su cui ho indagato nel 2018 (http://insight.cumbria.ac.uk/id/eprint/4165/), e sono importanti per far riflettere gli scienziati su come considerano il loro lavoro futuro.
Forse trattenuti dai loro concetti di identità e cambiamento, molti scienziati non offrono nette conclusioni sulle implicazioni della loro ricerca, eppure come lettori possiamo dedurne le implicazioni. Ad esempio, il professor Kevin Anderson, climatologo britannico, ha recentemente calcolato (https://theecologist.org/2020/jun/08/beyond-climate-comfortable-ignorance) che le emissioni future ammissibili totali dal Regno Unito sono “tra sette e nove anni di emissioni correnti (sulla base dei dati del 2018) … [che] indica l’immediata riduzione del carbonio del 10% per anno a partire da gennaio 2020. ” Gli sforzi per riavviare l’attività economica dopo i blocchi di Covid-19 indicano che non accadrà in un paese, figuriamoci riduzioni comparabili in tutte le altre nazioni sulla Terra. Discutendo delle sue ricerche su Twitter (https://twitter.com/KevinClimate/status/1270616373799108610), scrive: “È fondamentale che siamo onesti su ciò che giudichiamo possibile in quanto ciò si traduce in ciò che facciamo in termini di adattamento. Se pretendiamo che il nostro obiettivo sia 1,5 ° C, rischiamo di non adattarci ai cambiamenti che dovremo affrontare e le generazioni future subiranno quindi le conseguenze di infrastrutture inadeguate ecc.
Data la ampia schiera di scienziati che ora indicano che i cambiamenti climatici sono pericolosi e che sconvolgeranno le società di tutto il mondo, non è utile per i “fact checkers” (controllori dei fatti) del clima usare Facebook per denigrare tali opinioni e le persone che le condividono (http://iflas.blogspot.com/2020/02/fact-checking-climate-crisis-franzen-vs.html).
Essere uno specialista in un campo della scienza non significa automaticamente essere addestrato per essere un analista di ricerca interdisciplinare, in grado di identificare e collegare le informazioni salienti da varie fonti per effettuare valutazioni credibili. In genere, gli analisti della ricerca li troviamo a lavorare nel settore finanziario. Quindi, per finire questo riassunto di alcune delle ultime opinioni sulla situazione dell’Umanità, possiamo rivolgerci a un rapporto interno degli analisti della più grande banca degli Stati Uniti, JP Morgan. Hanno valutato che (https://www.theguardian.com/environment/2020/feb/21/jp-morgan-economists-warn-climate-crisis-threat-human-race):
Raggiungere l’obiettivo di Parigi 2C sulla temperatura globale … richiederebbe l’immediata eliminazione del 34% della capacità di produzione globale a carbone. Il costo comporterebbe non solo la demolizione prematura di queste centrali elettriche a carbone, ma anche un aumento degli investimenti nelle energie rinnovabili. Il risultato finale potrebbe essere la carenza di energia e l’aumento dei prezzi dell’elettricità per i consumatori. Non succederà. “
E concludono dicendo che: “Non possiamo escludere esiti catastrofici in cui la vita umana così come la conosciamo è minacciata … la Terra si trova su una traiettoria insostenibile. Qualcosa dovrà cambiare ad un certo punto perchè la razza umana possa essere in grado di sopravvivere.
Non solo si deve discutere della verità sulla situazione climatica, ma anche del fallimento degli sforzi di oltre 40 anni per avere un impatto sul carbonio atmosferico e il conseguente riscaldamento. Come siamo arrivati ​​a questa situazione? Alla fine del 2019, un parere di 5 scienziati sulla nostra situazione climatica è stato pubblicato sulla rivista Biosciences (https://academic.oup.com/bioscience/article/70/1/8/5610806) e sottoscritto da oltre 11.000 scienziati in tutto il mondo, come avvertimento per l’umanità. Gli scienziati Dr. William Ripple, Dr. Christopher Wolf, Dr. Thomas Newsome, Dr. Phoebe Barnard e Dr. William Moomaw hanno scritto:
Nonostante 40 anni di negoziati globali sul clima, con poche eccezioni, abbiamo generalmente continuato con i soliti comportamenti e abbiamo ampiamente fallito nell’affrontare questa situazione. La crisi climatica è arrivata e sta accelerando più rapidamente di quanto molti scienziati si aspettassero (IPCC 2018). È più grave del previsto, minacciando gli ecosistemi naturali e il destino dell’umanità (IPCC 2019).
Questi scienziati potrebbero farlo? O potrebbe essere meglio attendere i risultati delle posizioni di consenso dell’IPCC?
No. Per tre motivi. Innanzitutto, questi scienziati sono professionisti nel mainstream, con molti che hanno collaborato con l’IPCC nel corso degli anni. Ad esempio, la professoressa Schellnhuber è stata una delle principali autrici dell’IPCC, come attualmente lo è la dott.ssa Lisa Schipper. In secondo luogo, ci sono prove dettagliate (https://www.breakthroughonline.org.au/whatliesbeneath) che l’IPCC ha minimizzato i pericoli scaturiti dal loro processo di analisi e di consenso della ricerca. In terzo luogo, sia i dati osservazionali più recenti, sia i modelli più recenti (https://www.carbonbrief.org/analysis-how-carbon-cycle-feedbacks-could-make-global-warming-worse) forniscono la prova che questi scienziati sono cauti nelle loro valutazioni della situazione per l’Umanità. Per spiegare, i nuovi modelli prevedono un cambiamento climatico molto più significativo (https://www.theguardian.com/environment/2020/jun/13/climate-worst-case-scenarios-clouds-scientists-global-heating) rispetto ai modelli precedenti, mentre le attuali misurazioni della temperatura mostrano livelli di riscaldamento non previsti (ad es. a livello globale gli ultimi 12 mesi sono stati di 1,3 gradi più caldi dei tempi preindustriali, con un’anomalia di riscaldamento di 10 gradi sulla Siberia (https://www.channelnewsasia.com/news/world/siberia-10-degrees-celsius-hotter-in-warmest-may-on-record-eu-12807718) per maggio 2020, con implicazioni terrificanti per il rilascio di metano) e la perdita di ghiaccio marino nell’Artico (https://www.wunderground.com/cat6/may-2020-earths-warmest-may-on-record) che minaccia un evento nell’oceano ben entro questo decennio.
Perché queste informazioni non arrivano chiaramente al grande pubblico? Uno dei motivi è che i media dell’establishment tendono ad annacquare il messaggio. Ad esempio, scrivendo sull’articolo di novembre 2019 sui punti di non ritorno, il noto giornalista ambientale Fred Pearce ha riassunto (https://e360.yale.edu/features/as-climate-changes-worsens-a-cascade-of-tipping-points-looms) che “il mondo potrebbe essere quasi fuori dal tempo utile per prevenire quella che chiamano una” minaccia esistenziale alla civiltà”. Tuttavia, gli scienziati non dicono “quasi”. Dicono che potremmo essere già fuori dal tempo, non quasi fuori dal tempo, per salvare questa civiltà. La parola “quasi”, come “circa” e altri concetti simili, è un dispositivo regolarmente inserito da giornalisti, attivisti, consulenti e politici al fine di mantenere un inquadramento delle possibilità per questo sistema e l’attuale stile di vita del lettore. È incredibile e dannoso che l’unico media mainstream (https://duckduckgo.com/?q=%22voice+of+action%22&iar=news&ia=news) a riferire le opinioni degli scienziati nella vicenda di Voice of Action sia stato il tabloid di destra del Regno Unito Daily Express (https://www.express.co.uk/news/science/1294093/end-of-the-world-climate-change-global-warming-tipping-point). Eppure abbiamo urgentemente bisogno di “progressisti” per impegnarci in dibattiti sulle implicazioni di ciò che sta accadendo, iniziando con una verità non mascherata e studiando come possa essere possibile rispondere con compassione e solidarietà attraverso i confini (https://jembendell.com/2019/11/05/will-we-care-enough-to-matter-to-them-climate-justice-solidarity-and-deep-adaptation/). Come mi ha detto il mio ultimo ospite a “domande e risposte” (https://www.youtube.com/watch?v=9DtKK7cTkNc), la nostra risposta ai cambiamenti climatici deve affrontare l’oppressione da cui deriva.
Pertanto, se senti alcuni scienziati respingere opinioni come quelle degli altri scienziati che ho elencato in questo blog, potresti concludere che potrebbero non essere ancora completamente onesti con se stessi. Ad esempio, potresti sentire: “Le persone che affermano che è troppo tardi per mantenere il riscaldamento al di sotto dei 2 gradi ed evitare pericolosi cambiamenti climatici che sconvolgono le nostre società sono non scientifiche e controproducenti”. Penso che questa affermazione possa essere tradotta come segue: “Sento che ho bisogno di credere che possiamo salvare questa società e la mia identità, quindi chiunque dica diversamente innesca il mio disagio emotivo, quindi li etichetto, creo ragioni per cercare di metterli a tacere e poi anche biasimarli. ” (Se sei interessato alle prove dell’impatto dell’accettazione del collasso sulle percezioni e sulle azioni delle persone, puoi vedere alcune ricerche qui http://iflas.blogspot.com/2020/06/does-anticipating-societal-collapse.html). Altre volte potresti sentire: “La “deep adaptation” non è scientifica”. Ciò potrebbe essere tradotto come segue: “Userò il mio status di scienziato per respingere una posizione culturale che attinge da una gamma più ampia di scienza rispetto alla mia, per offrire conclusioni che minacciano le mie storie di scopo e identità, quindi non ho bisogno di impegnarmi con esso e quindi posso così evitare il dolore che minaccia. “
Siamo in grado di comprendere e perdonare tali reazioni (https://jembendell.com/2019/12/17/forgiving-the-destructive-tendency-in-everyone-as-climate-chaos-grows/). Perché non è facile leggere le opinioni di questi scienziati o gli ultimi dati sui cambiamenti climatici. Se ti senti turbato, allora è normale. Anche io. Fortunatamente, c’è saggezza da cui attingere. Joanna Macy ha detto che “la profondità del tuo dolore è la misura del tuo amore”. Stephen Jenkinson ha scritto prestare piena attenzione al nostro stato ecologico, “mitiga la tua felicità, il tuo appagamento e il tuo senso di benessere. Avere una coscienza ora è una proposta intrisa di dolore. … Se ti svegli ai nostri tempi, ti svegli con un singhiozzo. ” Se ritieni che sia giunto il momento di esplorare cosa significhi questa situazione per te e per l’Umanità, allora ti invito a impegnarti con la comunità internazionale emergente perseguendo una “Deep adaptation” alla nostra situazione. Un’introduzione alla rete è qui IN ITALIANO https://sanlazzarointransizione.wordpress.com/2020/02/28/lamore-nelladattamento-profondo-una-filosofia-per-il-forum-della-deep-adaptation/.

Per informazioni sulle critiche del documento originale di Deep Adaptation e sulle correzioni minori che ho apportato, vedere qui https://jembendell.com/2020/02/27/the-worst-argument-to-try-to-win-response-to-criticism-of-the-climate-science-in-deep-adaptation/.
Per una discussione sul perché i climatologi sono stati così reticenti nel descrivere scenari peggiori come risultati probabili, vedere qui https://jembendell.com/2019/07/31/climate-scientist-speaks-about-letting-down-humanity-and-what-to-do-about-it/.
Per interagire con gli altri nella ricerca delle implicazioni per l’Umanità della nostra nuova era di cambiamenti climatici sempre più pericolosi, vedere qui https://deepadaptation.ning.com/groups/research.
Per supporto emotivo su questi temi, vedi qui https://jembendell.com/2018/07/26/emotional-support-in-face-of-climate-tragedy/.
Se desideri suggerire agli editori di Climatefeedback.org di valutare se potrebbero rimuovere dai social media alcune opinioni credibili sulla nostra situazione climatica, pubblicando “verdetti” come questo https://climatefeedback.org/claimreview/2c-not-known-point-of-no-return-as-jonathan-franzen-claims-new-yorker/, allora puoi utilizzare questo modulo di contatto https://climatefeedback.org/contact-us/ per avvisarli di questa risposta http://iflas.blogspot.com/2020/02/fact-checking-climate-crisis-franzen-vs.html del climatologo Dr. Wolfgang Knorr.

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